DI Gianni Svaldi
Perché nessuno si sogna di togliere un bambino obeso alla sua famiglia, mentre si portano via tre figli a una coppia che vive in modo modesto — forse povero — ma in armonia con la natura?
A volte le domande vanno poste in modo brutale, altrimenti le risposte scivolano via.
In Italia 2 bambini su 10 sono sovrappeso e 1 su 10 è obeso. Nella maggior parte dei casi si tratta solo di cattiva alimentazione. Eppure non risulta che assistenti sociali o giudici stiano sottraendo in massa minori alle famiglie per questo motivo. E, secondo l’OMS, sovrappeso e obesità infantile hanno conseguenze serie sia a breve che a lungo termine: disturbi respiratori, problemi ortopedici, apnee del sonno (che riguardano fino al 60% dei bambini obesi), calo dell’autostima.
E più avanti negli anni: diabete di tipo 2, ipertensione (fino a 8 volte più frequente negli adolescenti in sovrappeso), dislipidemie, rischio cardiovascolare. La steatosi epatica metabolica colpisce circa un terzo dei bambini obesi.

Un bambino obeso è purtroppo troppo spesso un condannato. Ma, nel meccanismo della nostra società, “serve” più di un bambino sano che vive in una casetta in un bosco, magari senza comfort moderni, senza bagno, immerso nella natura.
Attorno alla fragilità di un bambino cresciuto a merendine e cibi processati prospera un mondo di pediatri, specialisti, ospedali, psicologi, case di cura. Un business da miliardi di euro.
L’accanimento su una famiglia che viveva povera e pacifica nella casetta nel bosco di Palmoli (Chieti), come vivevano tanti italiani delle campagne fino a 50 o 60 anni fa, rivela qualcos’altro: che il nostro modello sociale violento e consumistico non regge più, che dobbiamo correggere in fretta la rotta. Bisogna cercare un equilibrio tra la famiglia Trevallion e noi, che da loro qualcosa – non tutto, attenzione – potremmo imparare e mutuare.
In questo modo lo stile di vita di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion disturba molti perché – paradossalmente – appare sostenibile, con qualche correzione, e ricorda a tutti il detto – tanto abusato quanto vero – che “i soldi non fanno la felicità”.
La foto in copertina è generata con l’IA e dunque non corrisponde a nessun bambino esistente.

















