Sanremo, l’IA e il ritardo che l’Italia non vuole vedere

26 Febbraio 2026
paperi (1)

DI Gianni Svaldi



La regia del Festival di Sanremo ha usato l’intelligenza artificiale nel modo più goffo possibile. E’ la polaroid di un Paese che nel marzo 2023 cercò di bloccare ChatGPT attraverso il Garante della Privacy, come se oscurare uno strumento potesse fermare una rivoluzione. La stessa logica di chi credeva che con l’abiura di Galileo il sole avrebbe “ricominciato” a girare intorno alla Terra.

Il risultato è andato in prima serata: un effetto da primo decennio del Duemila, il pubblico trasformato in papere e paperi al ritmo della canzone di Nilla Pizzi.

Sanremo è l’Italia in miniatura. È lo specchio fedele di un ritardo strutturale — sei anni rispetto all’Europa più avanzata, dodici rispetto a Stati Uniti e Cina — che non è solo tecnologico. È ritardo culturale e politico. Scelto, difeso, a tratti persino rivendicato. È come se la politica dicesse: siamo in ritardo, ma a noi e ai nostri elettori piace così.

Il caso di Sanremo sarebbe quasi commuovente, se non fosse il sintomo di qualcosa di molto più serio. Perché lo stesso approccio — adottare uno strumento senza capirlo, senza formazione, senza visione — è all’opera ogni giorno nella pubblica amministrazione italiana. Il rapporto AGID del 2025 ha censito 120 progetti di intelligenza artificiale attivi in 108 enti pubblici. Sembrano tanti, finché non si scopre che meno di uno su cinque ha definito indicatori di performance per misurare se quei progetti funzionano davvero. Soldi spesi, algoritmi attivi, risultati non misurati. E si va avanti lo stesso, sperando che funzioni.

Non è nemmeno una questione di tecnologia scadente. Solo il 40% delle amministrazioni lavora con dati strutturati secondo standard di qualità riconosciuti: il resto alimenta algoritmi che prendono decisioni su welfare, appalti, gestione del personale. I dirigenti pubblici hanno la formazione sufficiente? Non è una provocazione, è una domanda che serve. L’IA si governa con un mix di formazione umanistica e scientifica: avere solo l’una o solo l’altra non permette di governare i processi. Così la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026 — il documento ufficiale del governo — è stata definita da giuristi e analisti “tautologica ed evanescente” nelle parti dedicate alla PA: obiettivi che si ripetono senza indicare come raggiungerli, scadenze che slittano, responsabilità che sono di nessuno.

Le conseguenze sistemiche le conosciamo. Le teste giovani più brillanti se ne vanno e non tornano. Gli altri si adattano: dal Sud migrano verso le città del Nord, dove gli effetti del ritardo sono attenuati, non annullati. Chi resta, resiste e si ingegna: prova a partecipare e a volte ci riesce. Chi non ce la fa compra un rudere nel centro storico di un paesello, lo trasforma in un B&B, o si procura una bandierina gialla, noleggia un furgoncino e scorrazza i turisti tra un borgo e l’altro. E a febbraio 2026 guarda Sanremo 2012.

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