Il vino che uccideva: quarant’anni dalla strage del metanolo

Nel marzo 1986 esplode in Italia lo scandalo del vino al metanolo: una sofisticazione criminale che porta a 19 morti, 23 persone accecate in modo permanente e 153 intossicati. Il racconto ripercorre le prime vittime (Armando Bisogni e Renzo Cappelletti), spiega cos’è il metanolo e perché è letale anche in piccole dosi, e ricostruisce il meccanismo della frode usata per “alzare” rapidamente la gradazione del vino.

L’inchiesta coinvolge aziende tra Piemonte, Veneto e Puglia e porta a un processo avviato nel novembre 1991, con condanne fino a 16 anni e conferme in Cassazione nel 1994; tra i principali responsabili viene indicato Giovanni Ciravegna. Il testo sottolinea anche l’impatto economico e reputazionale sul vino italiano (crollo di fiducia e vendite, danno all’export) e la lunga ricostruzione basata su controlli, tracciabilità e cultura della qualità. La narrazione è in prima persona: l’autore, allora giovane studente, lavorava in un laboratorio d’analisi di cantina e racconta dall’interno il clima di quegli anni e il monito che il “metanolo” rappresenta ancora oggi.

Tassa sul cloud e copia privata: il decreto Giuli tassa la foto di tua nonna bambina

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha firmato il decreto che aggiorna i compensi per la copia privata, estendendo per la prima volta il prelievo allo storage in cloud. Una misura che, sulla carta, vuole aggiornare la normativa europea (direttiva 2001/29/CE) alla realtà digitale. Nella pratica, colpisce non i pirati — la pirateria musicale è un fenomeno marginale nell’era di Spotify, Amazon Music e Apple Music — ma chiunque utilizzi il cloud per archiviare documenti personali, foto di famiglia, backup aziendali.

La contraddizione centrale del provvedimento è evidente: lo Stato incassa già l’IVA sugli abbonamenti streaming, le major musicali percepiscono i diritti sulle piattaforme, e ora si aggiunge un ulteriore prelievo sullo spazio cloud — indipendentemente dall’uso che ne fa l’utente. Il principio della copia privata nasce per tutelare l’industria culturale dalla riproduzione di contenuti protetti. Ma le fotografie di famiglia, i carteggi professionali e i filmini digitalizzati degli anni Ottanta non violano alcun diritto d’autore.

Il decreto solleva anche una questione costituzionale: l’articolo 21 della Costituzione italiana tutela la libertà di comunicazione e la segretezza della corrispondenza privata. Tassare lo spazio dove si conservano documenti personali significa — secondo i critici — tracciare un confine pericoloso tra Stato e individuo, indipendentemente dal colore politico del governo che firma.

Sanremo, l’IA e il ritardo che l’Italia non vuole vedere

L’uso goffo dell’intelligenza artificiale durante il Festival di Sanremo 2026 non è un episodio isolato: è il sintomo di un ritardo culturale e politico strutturale che affligge l’Italia. Un ritardo che nel 2023 aveva già prodotto il tentativo — unico in Europa occidentale — di bloccare l’accesso a ChatGPT attraverso il Garante della Privacy.

I dati lo confermano. Il rapporto AGID 2025 ha censito 120 progetti di IA nella pubblica amministrazione italiana: meno di uno su cinque ha indicatori per misurare i risultati. Solo il 40% delle PA lavora con dati strutturati secondo standard riconosciuti. La Strategia nazionale per l’IA 2024-2026 è stata definita da giuristi “tautologica ed evanescente”. Il gap rispetto agli altri Paesi — sei anni sull’Europa avanzata, dodici su Stati Uniti e Cina — non è tecnologico: è una scelta.

Le conseguenze sono concrete: fuga dei talenti, migrazione interna dal Sud al Nord, economia dei borghi e dei B&B come risposta di sopravvivenza. Mentre l’Italia guarda al passato, il presente avanza senza aspettarla.