Il vino che uccideva: quarant’anni dalla strage del metanolo
Nel marzo 1986 esplode in Italia lo scandalo del vino al metanolo: una sofisticazione criminale che porta a 19 morti, 23 persone accecate in modo permanente e 153 intossicati. Il racconto ripercorre le prime vittime (Armando Bisogni e Renzo Cappelletti), spiega cos’è il metanolo e perché è letale anche in piccole dosi, e ricostruisce il meccanismo della frode usata per “alzare” rapidamente la gradazione del vino.
L’inchiesta coinvolge aziende tra Piemonte, Veneto e Puglia e porta a un processo avviato nel novembre 1991, con condanne fino a 16 anni e conferme in Cassazione nel 1994; tra i principali responsabili viene indicato Giovanni Ciravegna. Il testo sottolinea anche l’impatto economico e reputazionale sul vino italiano (crollo di fiducia e vendite, danno all’export) e la lunga ricostruzione basata su controlli, tracciabilità e cultura della qualità. La narrazione è in prima persona: l’autore, allora giovane studente, lavorava in un laboratorio d’analisi di cantina e racconta dall’interno il clima di quegli anni e il monito che il “metanolo” rappresenta ancora oggi.










