La coppia diabolica che gabbò tutti, sessanta anni fa il caso Bebawi

20 Gennaio 2024
Claire Bebawi e suo marito Youssef

DI Gianni Svaldi

Sessanta anni fa, il 20 gennaio 1964, il miliardario egiziano Farouk Chourbagi viene trovato in via Veneto morto e sfigurato con il vetriolo nella Roma del boom economico. Periodo strano quello, la tv non aveva ancora omogeneizzato i costumi: mentre nella città eterna e in poche altre le donne indossano già la minigonna inventata qualche anno prima dallo stilista Mary Quant, guidano auto decappottabili e frequentano la dolce vita; nella gran parte del paese hanno ancora il velo in testa e vanno alle feste accompagnate dalla mamma o nei casi migliori dalla sorella minore rompiscatole.
Se il nome Farouk Chourbagi non vi suona familiare, qualcosa potrebbe dirvi il nome dell’uomo e della donna accusati del suo omicidio: Claire e Youssef Bebawi. La coppia diabolica. Bellissima lei, una bellezza da far impallidire le rifattone di oggi, ricchissimo e affascinante lui. Non mostravano chiappe o vestivano da imbecilli, ma fossero nati 60 anni dopo sarebbero stati influencer da milioni di follower sui social. Eppure, anche senza Instagram e Tik Tok erano famosissimi sui rotocalchi, quelli che milioni di commesse, operai, casalinghe, parrucchiere compravano tutte le settimane per leggere di amori, tradimenti, belle donne e uomini affascinanti.

Chi ha ucciso il 20 gennaio di 60 anni fa il bel tenebroso figlio di un ministro egiziano, rampollo ambitissimo nelle feste dell’aristocrazia romana. Chi ha prima crivellato di colpi e poi versato vetriolo sul volto del play boy accanendosi sugli occhi e sulle labbra per togliergli quella bellezza che lo avevamo reso “amante” e “amato” dalle donne della Roma bene e odiato dai mariti cornuti?
Non lo sapremo mai, o meglio: lo sapremo troppo tardi.

Le curiosità e le bramosie umane sono sempre le stesse, cambiano gli strumenti. Così il caso Bebawi ha milioni di follower che attendono novità. In quel periodo i giornali scandalistici moltiplicano per 4 le tirature abituali. Nel caso ci sono tutti gli elementi per far eccitare i pruriginosi istinti al bassoventre italico: belle donne, uomini ricchissimi e affascinanti, la morte, la bella vita, il giallo e le corna.
I due coniugi con uno stratagemma la fanno franca. Dopo 29 ore di camera di consiglio, il 22 maggio 1966, i Bebawi vengono assolti per insufficienza di prove. Tra lacrime, colpi di scena l’opinione pubblica si appassiona morbosamente al caso. Avete presente i Misseri, o Rosa e Olindo: ecco moltiplicate per 10. Alla fine tengono banco due veri principi del foro che gabbano tutti, anche la giuria. Gli imputati su consiglio dei legali si incolpano reciprocamente. Il difensore di lei, Giovanni Leone, che diventerà Presidente della Repubblica, e il difensore di lui, Giuliano Vassalli padre del codice penale e futuro Ministro di Grazia e Giustizia zittiscono l’accusa: “È impossibile condannare senza prove due imputati che si rinfacciano reciprocamente lo stesso reato”.

Assolti.

Scarcerati e liberi come fringuelli i due coniugi Bebawi vanno all’estero. E poco importa se lo Stato Italiano ripresosi dallo scoppolone dietro il collo, nel 1968 supera lo choc di essere stato gabbato e, in appello, li condanna entrambi a 22 anni per responsabilità materiale lui, per concorso morale lei. Oramai Farouk e Claire sono fuggiti all’estero: impuniti, lontani, separati ma liberi. Mentre l’Italia si riaddormenta, in attesa di un nuovo giallo.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa