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Da Sanremo niente di nuovo

11 Feb 2024 - 2024, Opinioni

Da Sanremo niente di nuovo

DI Gianni Svaldi

Il rapporto tra la musica e il cinema napoletano e la critica musicale e cinematografica italiana non è mai stato semplice. La seconda, milanocentricamente geolocalizzata, avara nelle emozioni e poco incline alla leggerezza e all’autoironia, non ha mai digerito la cultura chiassosa e iper-enfatica partenopea.A farne le spese personaggi comuni, ma non meno mediocri di altri. In passato però ci furono anche mostri sacri. Nel 1956 il quotidiano l’Avanti stroncò “Totò, Peppino e la… malafemmina” un pilastro della cinematografia Italiana diretto da Camillo Mastrocinque – il suo aiuto regista era un giovanissimo Ettore Scola. Ecco il trafiletto firmato con uno pseudonimo apparso il 9 settembre del 1956.Dopo quasi 70 anni questo rapporto non è cambiato.”Si parla tanto della necessità di migliorare il cinema italiano, di ridargli respiro, di liberarlo dai limiti del macchiettismo provinciale. Ecco, infatti si continuano a fare film come “Totò, Peppino e la malafemmina”, una farsa grossolana, urlata in dialetto napoletano dalla prima scena all’ultima, che probabilmente, dato i gusti di gran parte del pubblico, ormai incapace di pretendere dei buoni spettacoli, renderà ai produttori parecchi quattrini.Se si va avanti così, il mercato cinematografico non avrà più distinzioni, tutto sarà “provincia”. Il film in questione è un pessimo spettacolo e fumetto della peggiore qualità, né la presenza di bravi attori come Totò e Peppino De Filippo si fa avvertire, almeno sul piano della buona recitazione. Di Dorian Gray e Teddy Reno come attori di cinema non mette conto di parlare; si muovono così goffamente a disagio da non riuscire neanche ad irritare. Tutto il resto è meglio dimenticarlo”.Ovviamente è condivisibile il giudizio su Di Dorian Gray e Teddy Reno ma i film dell’epoca erano quasi tutti a due velocità: una storia d’amore per attirare le masse e un forte messaggio sociale mascherato da commedia. In questo caso c’è la grande differenza di velocità con cui l’Italia divisa tra Nord e Sud del tardo dopoguerra (ancora in corso, ndr) affronta i cambiamenti economici e sociali.


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