Vendite Beni confiscati, accordo ANBSC e DNA per evitare infiltrazioni criminali

7 Agosto 2023
Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata

di Ilenia di Summa

Nuovo protocollo firmato nei giorni scorsi dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho e dal prefetto Bruno Corda, direttore dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). L’atto rafforza le attività di prevenzione e contrasto all’infiltrazione mafiosa aumentando i controlli nelle procedure di affitto vendita o liquidazione dei beni aziendali confiscati.

Fatto salvo il principio che la vendita degli immobili confiscati sia un’opzione secondaria allorquando non sia stata possibile una destinazione sociale o istituzionale, o sia necessaria per il soddisfacimento dei creditori, l’accordo stabilisce una specifica forma di tutela per le aziende con l’obiettivo di impedire che le stesse possano essere acquistate con contratto successivo da un soggetto criminale. In caso di rivendita del bene confiscato, nei tre anni successivi al primo acquisto, dovrà essere inserita una clausola di gradimento dell’ANBSC che renderà effettivo il contratto solo a seguito di specifici controlli antimafia sui soggetti coinvolti.
Scopo del provvedimento è quello di evitare il rischio che beni aziendali destinati all’affitto, alla vendita o alla liquidazione rientrino nelle disponibilità della criminalità organizzata vanificando l’intervento dello Stato e assicurando in questo modo la continuità imprenditoriale e la salvaguardia dei livelli occupazionali delle aziende stesse.

Il documento integra la normativa vigente in materia di misure di prevenzione patrimoniale di criminalità costituita dalla legge 109 del 1996 e integrata poi nel 2010 con l’istituzione di un’agenzia dedicata, l’ANBSC.

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