Un kit contro la “povertà mestruale”

10 Marzo 2023
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di Ilenia di Summa

Ogni anno, in prossimità dell’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione sulle numerose questioni ancora irrisolte. In uno scenario di convegni, manifestazioni e mimose, assume concreto rilievo l’idea promossa e attuata dall’Associazione Made in Carcere contro la povertà mestruale.

Grazie al sostegno di aziende e associazioni del territorio (PDT Cosmetici, Azienda Sanigen, Terme Margherita di Savoia, M’AmMA metodo e Le mele di Artemisia), Made in Carcere ha implementato la distribuzione di un “kit contro la povertà mestruale” nelle carceri. Utilizzando, come di consueto, tessuti di scarto, sono state realizzate 150 trousse contenenti assorbenti di buona qualità e vari prodotti per l’igiene e la cura intima, distribuite a tutte le detenute di Lecce, Taranto e Trani, mercoledì 8 marzo.

L’importanza dell’iniziativa, data la delicatezza della tematica, impatta su questioni di salute pubblica, oltre che su quelle, non meno significative, di uguaglianza e dignità delle detenute. La povertà mestruale, cioè la difficoltà o addirittura la mancanza di accesso a una igiene intima mestruale (assorbenti di buona qualità e in quantità sufficiente) non riguarda solo le carceri ma è certamente maggiormente avvertita in questi contesti. Le cause principali del fenomeno sono da ascriversi al costo elevato degli assorbenti, ma anche alla stigmatizzazione e alla mancanza di educazione sulle mestruazioni, nonché all’assenza di infrastrutture adeguate (strutture igieniche, acqua potabile).

L’accesso a protezioni mestruali è un bisogno fondamentale: non cambiarsi con la giusta frequenza può mettere in pericolo la salute della persona (rischio di infezioni multiple, di shock tossico, ecc.). Sempre attenta ai valori di reintegrazione nel tessuto sociale e produttivo, all’abbattimento della recidiva e alla sostenibilità ambientale, l’Associazione Made in Carcere ha voluto, con questa iniziativa, che ha visto il coinvolgimento di Pauline Marquis e di Federica Calabrese, porre l’accento sul perseguimento del BIL (Benessere Interno Lordo), per aiutare le detenute a riscoprirsi “persone”, depositarie di diritti e capaci di riconoscere quelli di altre donne, in un’ottica di costruttiva “sorellanza”.

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