Produzione di rifiuti: Italia in chiaroscuro

1 Agosto 2022
rifiuti

DI Ilenia di Summa

Sempre centrale nel dibattito nazionale e internazionale, il tema della produzione dei rifiuti urbani vede il nostro Paese collocarsi in ottava posizione, in termini assoluti, con una produzione di 30.023 migliaia di tonnellate. I rifiuti urbani includono diverse tipologie: rientrano i rifiuti domestici, compresi quelli ingombranti, e ancora, gli scarti provenienti dal commercio e dall’artigianato; ci sono i rifiuti prodotti dalle piccole imprese e dagli uffici; vi fanno, inoltre, parte i rifiuti da cortile e da giardino, e infine, quelli da spazzamento delle strade. Sono, invece, esclusi i rifiuti provenienti dalle reti fognarie comunali e quelli prodotti da attività di costruzione e di demolizione. L’indicatore è misurato in migliaia di tonnellate e in kg pro capite.

I primi posti della classifica relativa alle Nazioni che producono maggiori quantità di rifiuti urbani sono occupati rispettivamente da Stati Uniti e Cina, mentre, fra i Paesi OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’Italia si colloca leggermente sotto la media, con un valore pari a 495,89 kg a persona, contro i 500,38 kg in media, fatti registrare dalle altre Nazioni dell’Unione.

Interessante è notare l’andamento storico del nostro Paese: dall’anno 2000 al 2006, la produzione di rifiuti è stata in crescita costante, toccando i 555,4 kg per abitante, successivamente, si è verificata un’inversione di tendenza e negli anni 2015 e 2017 sono stati registrati 487,4 kg pro capite.

Pur non rientrando fra i Paesi che producono meno rifiuti urbani, l’Italia, secondo un report di Assoambiente, è il Paese Europeo che ricicla di più, in linea con l’obiettivo di sviluppare un’economia sostenibile, a beneficio dell’ambiente. Se da un lato attraverso la Strategia Nazionale per l’economia Circolare (SEC) il nostro governo ha definito una politica che comincia a dare i suoi frutti e il cui fine è giungere a una transizione effettiva che porti all’eliminazione del concetto di rifiuto, inserendo tutti i prodotti in un sistema in grado di non produrre scarti. Il Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti vede un percorso ancora in salita e dovrà intervenire per abbassare l’alta produzione nazionale.

È il caso di ricordare che alcuni Paesi Europei, fra cui la Danimarca, caratterizzati da elevata produzione di rifiuti urbani pro capite, allo smaltimento in discarica preferiscono l’incenerimento, con recupero energetico (le percentuali vanno dal 41% a oltre il 60%). In Italia invece si contano 41 impianti di incenerimento di prima e seconda generazione (termovalorizzatori) di cui 26 sono al Nord, 8 nel Centro e solo 7 al Sud con regioni come Abruzzo e Sicilia che ne sono totalmente prive; eppure allo stato attuale l’incenerimento rischia di rivelarsi il male minore, visto che l’alternativa è quella di sotterrare i rifiuti in discarica.

Al momento, le scelte poste in essere dai vari Paesi in riferimento alla riduzione della produzione di rifiuti urbani non sono omogenee, tuttavia, si registra l’impegno comune a realizzare una gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti, incrementando la cultura del riciclo e implementando l’utilizzo di impianti innovativi.

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