Patologie neurologiche, l’ASL entra in carcere

9 Luglio 2022
carcere detenuti

Di Ilenia di Summa

La “cura dell’ammalato” prima che “della malattia” come primo passo per un reinserimento nel tessuto sociale, è con questo obiettivo che nei giorni scorsi la ASL ha aperto un ambulatorio all’interno del carcere di Bari dedicato alla cura delle patologie neurologiche.

Un team di specialisti, composto da neurologo, neuropsicologo e tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, saranno a disposizione dei detenuti che potranno inoltre ricevere prestazioni quali esami strumentali, test diagnostici e screening.

In Italia la percentuale di detenuti con disagio psichiatrico è molto maggiore rispetto alla popolazione in generale e in alcuni casi il regime carcerario è proprio la causa scatenante della malattia mentale. È stato dimostrato come l’invecchiamento delle persone detenute e più precoce di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione e dipende non solo dallo stile di vita adottato prima della detenzione ma anche dalla convivenza forzata in spazi comuni affollati, dalla mancanza di attività e stimoli oltre alla perdita dei riferimenti familiari. Assicurare condizioni di vita dignitose all’interno del carcere è, dunque, la prima misura concreta per il controllo del disagio psichico dei detenuti.

In quest’ottica la presenza dell’ambulatorio nell’istituto di pena consentirà di attivare tempestivamente percorsi diagnostici e terepeutici assicurando un sostegno psicologico e psichiatrico e predisponendo i giusti programmi riabilitativi. Un servizio in più per gestire il fenomeno delle demenze e delle malattie neurodegenerative ad esse collegate.

L’attivazione del centro si inserisce in un più ampio progetto sperimentale “Brainspace” (spazio cerebrale), nato dalla sinergia della Medicina penitenziaria, della Neurologia dell’Ospedale Di Venere, diretta dal dottor Giuseppe Rinaldi e della Unità operativa complessa Programmazione, Innovazione e Continuità Ospedale Territorio, guidata dalla dottoressa Silvana Fornelli.

La costituzione di un centro dedicato alle patologie neurologiche riduce le visite all’esterno del carcere verso altre strutture sanitarie, favorisce i percorsi riabilitativi neurologici all’interno dell’istituto penitenziario, riduce i tempi di attesa fornendo una risposta più rapida alle richieste di salute dei detenuti. In questo modo non solo la gestione degli istituti penitenziari è più semplice ma divengono più efficaci anche i progetti di formazione e reinserimento. Il disagio mentale infatti determina una maggiore difficoltà di inserimento e di integrazione nella comunità carceraria.

L’ambulatorio rappresenta la prima tappa di un percorso che entro la fine dell’anno vedrà nascere un Centro per la diagnosi e cura delle demenze o disordini neuro cognitivi nella popolazione detenuta degli Istituti penitenziari afferenti alla Medicina Penitenziaria della ASL di Bari, e in particolare nell’istituto penitenziario di Bari, che ospita un’alta percentuale di pazienti detenuti ad alta fragilità sanitaria, e rappresenta un hub per la Medicina penitenziaria in tutta la regione.

“È fondamentale individuare precocemente la presenza di deficit cognitivi e disabilità al fine di ridurre il rischio di psichiatrizzazione della popolazione detenuta – spiega il dott. Nicola Buonvino, Direttore Medicina Penitenziaria – se non riconosciute in tempo queste patologie evolvono in quadri clinici più complessi scatenando disturbi del comportamento”.

Varie figure professionali possono contribuire ad intercettare i segni iniziali di malattia – l’infermiere, l’assistente sociale, gli specialisti neurologi, psichiatri, psicologi e tecnici sanitari della perfusione, in una logica di collaborazione multidisciplinare per accompagnare il detenuto verso un percorso di cura, tempestivo ed efficace.

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