Lavoro minorile in Italia

19 Giugno 2023
child-labor-934900_1280

DI Ilenia di Summa

Un esercito silenzioso e invisibile di bambini e adolescenti, al mattino, non esce da casa con i libri nello zaino per andare a scuola. Sono migliaia, anche nel nostro Paese, e alimentano, loro malgrado, una realtà spesso sommersa e numericamente sottostimata: quella del lavoro minorile.

È un fenomeno che colpisce come un pugno nello stomaco, una piaga mai scomparsa, malgrado il progresso, il miglioramento generale delle condizioni economiche verificatosi negli ultimi decenni e le innumerevoli leggi a tutela dei minori. Anzi, i dati parlano di un incremento, a seguito della pandemia e delle difficoltà nelle quali molte famiglie sono precipitate, a causa di chiusure per la prevenzione e il contenimento dei contagi.

Secondo una rilevazione di EUROSTAT, in Italia nel 2020, un minore su quattro era a rischio di povertà e di esclusione sociale.
Il rapporto dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, pubblicato di recente, indica che la dispersione scolastica degli alunni delle scuole secondarie di primo grado (fra gli 11 e i 14 anni di età) riguarda principalmente i bambini e gli adolescenti che abitano nelle regioni del Sud e le isole, con la Sicilia che registra il tasso più alto. In queste regioni, il rapporto evidenzia una correlazione tra l’abbandono scolastico e il lavoro minorile.
“L’esclusione dall’istruzione e dalla formazione è spesso sistemica. Essa è anche alla radice del lavoro minorile, dei lavori sotto remunerati e di scarsa qualità, e della segmentazione del mercato del lavoro. È piuttosto probabile che un bambino che non ha frequentato la scuola perché costretto a lavorare sarà un lavoratore povero durante tutta la vita lavorativa” afferma Gianni Rosas, Direttore dell’Ufficio OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) per l’Italia e San Marino.

Eppure, le leggi che tutelano i minori ci sono, eccome, sia a livello Internazionale, che Nazionale. L’articolo 32 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) sancisce “Il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”.

La Convenzione n. 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) del 1999 afferma la necessità e l’urgenza di adottare delle strategie per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile, senza perdere di vista l’obiettivo di lungo periodo di eliminare tutte le forme di lavoro minorile nel mondo. Tutto ciò impegna gli Stati ad adottare misure legislative, amministrative, sociali ed educative per contrastare ogni forma di lavoro precoce e garantire il pieno sviluppo di bambini e bambine.

In Italia, gli articoli 34 e 37 della Costituzione, la Legge 977 del 1967 e le successive integrazioni, disciplinano l’età di accesso al mondo del lavoro. La normativa prevede la possibilità per gli adolescenti di iniziare a lavorare a 15 anni, a condizione di aver assolto l’obbligo scolastico per 10 anni; pertanto, l’età minima di accesso nel mondo del lavoro slitta a 16 anni.

Dal 2002, l’Organizzazione Internazionale del lavoro ha lanciato la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile (12 Giugno) con l’obiettivo di porre fine a qualsiasi forma di sfruttamento di bambini e adolescenti nel mondo del lavoro. Per l’occasione UNICEF Italia ha presentato il 1° rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro” da cui è emerso che nel 2022 sono stati 69.601 i lavoratori minorenni nella fascia 15-17 anni, in aumento rispetto ai 51.845 del 2021; la posizione di “dipendente” raccoglie la maggiore percentuale di lavoratori, seguita da “operai agricoli” e “voucher”.

La presenza di numerose norme a tutela dei minori, tuttavia, non ha finora impedito che a tanti, troppi bambini e adolescenti venissero negati i diritti fondamentali. Non ha impedito che “l’esercito silenzioso e invisibile” producesse ricchezza in cambio di pochi spiccioli. È una realtà, questa, che offende le coscienze, anche perché, come sosteneva la pedagogista Maria Montessori: “Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa