Istat, dati Pil pro capite: male il Sud, Puglia quartultima

7 Novembre 2023
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DI Ilenia di Summa

Il rapporto annuale Istat ha fotografato la situazione del Paese, in lenta ripresa dopo la crisi scatenata dalla pandemia di Covid19: i dati emersi confermano il gap fra le Regioni del Nord e quelle del Sud in relazione al Pil pro capite. Nessuna buona notizia per il Meridione: le ultime 7 posizioni sono occupate da Regioni del Sud, mentre ai primi 5 posti si collocano Regioni del Nord. Nello specifico, la Puglia, con 19.000 euro pro capite risulta quartultima, seguita da Sicilia, Calabria e Campania. Se si pensa che il Trentino Alto Adige, in cima alla classifica, ha un Pil pari a 43.300 euro, si ha chiara la percezione di un divario molto lontano dal ridursi.

Il Pil pro-capite è calcolato sulla base del rapporto tra il Prodotto interno lordo, che misura il livello dei beni e servizi di una nazione, ovvero il benessere economico, e il numero di abitanti. Il rapporto ISTAT accomuna la crisi economica del 2008 e quella provocata dalla pandemia, sostenendo che “hanno reso complessa la geografia socio-economica dell’Italia incidendo, quasi sempre in modo negativo, sui divari territoriali preesistenti.

Per quanto riguarda l’evoluzione nel medio-lungo periodo del Pil pro capite, con il generale rallentamento della crescita a livello nazionale si rileva una persistenza del divario del Mezzogiorno, maggiormente interessato dall’onda lunga della crisi del 2008. Nel 2015 il differenziale di Pil del Mezzogiorno con il resto del Paese era di circa 14 mila euro pro capite (-43,8% rispetto al Centro-Nord) e risulta visibilmente aumentato nel 2019.

La pandemia ha avuto un impatto negativo soprattutto sul sistema produttivo del Centro-Nord, ma la performance di Sud e Isole nello stesso periodo è risultata comunque piuttosto modesta”. Entrambe le crisi hanno determinato effetti negativi anche sull’occupazione. Fra il 2015 e il 2020 era stata registrata una leggera crescita, indebolita notevolmente col diffondersi della pandemia.

Nel rapporto si legge ancora: “Nel 2020 risultano occupati 8 giovani su 10 nel Centro-Nord (82,4% al Nord e 74% nel Centro Italia) a fronte dei 5 circa nel Mezzogiorno. Il differenziale negativo è molto consistente: 3 giovani occupati in meno ogni 10 residenti nel Sud e nelle Isole. Il quadro di sintesi sul posizionamento delle regioni italiane in termini sia di Pil pro capite, sia di tasso di occupazione giovanile conferma che le realtà del Nord e in parte del Centro presentano un assetto socio-economico più dinamico e robusto. Di converso, le regioni meridionali confermano il divario in termini di debolezza socio-economica, accentuata in alcuni casi specifici (Calabria, Sicilia, Campania). Si nota inoltre un arretramento più marcato sul fronte dell’occupazione per le regioni più deboli del Mezzogiorno, oltre che per Umbria e Marche”.

In sintesi: la Puglia è una delle Regioni a più alto potenziale turistico, grazie alle bellezze paesaggistiche e all’apprezzato comparto agroalimentare; inoltre, proprio nell’ultimo trimestre, si registra una timida crescita in riferimento all’occupazione. Eppure i pugliesi sono fra gli italiani più poveri. Dato, questo, che fa molto riflettere e di cui la politica dovrebbe tener conto.

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