“Il latte dei sogni” in formato maxi alla 59^ Edizione della Biennale d’Arte di Venezia

26 Aprile 2022
biennale venezia

Di Ilenia di Summa

Sabato 23 aprile 2022 ha avuto luogo la Cerimonia di inaugurazione della 59^ Esposizione Internazionale d’Arte, dal titolo “The milk of dreams” (Il latte dei sogni), organizzata dalla Biennale di Venezia e curata da Cecilia Alemani. “Come prima donna italiana a rivestire questa posizione, mi riprometto di dare voce ad artiste e artisti per realizzare progetti unici che riflettano le loro visioni e la nostra società”, ha dichiarato la curatrice, la quale ha all’attivo numerose mostre su artisti contemporanei e si è occupata del Padiglione Italia alla Biennale d’Arte del 2017.

È una mostra declinata al femminile, un progetto intergenerazionale al quale 213 artiste e artisti, con oltre 1400 opere hanno dato il loro contributo; sicuramente la lista più inclusiva della storia dell’esposizione internazionale d’arte ricorrente dal 1895.

Cecilia Alemani racconta a cosa è dovuto il titolo dell’Esposizione. “The milk of dreams” è un libro di favole scritto dall’artista surrealista Leonora Carrington, nel quale l’autrice “descrive un mondo magico nel quale la vita è costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. La Mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni”.

Caratteristica comune a moltissime opere di questa 59^ Biennale è la loro particolare imponenza: gli artisti hanno voluto attirare l’attenzione dei visitatori anche attraverso le dimensioni, spesso mastodontiche dei loro lavori, metafora chiarissima dell’urgenza di affrontare i problemi enormi che affliggono l’umanità, e che richiedono sforzi altrettanto immani. Fra i temi più frequenti troviamo: la guerra, il razzismo, le migrazioni, i cambiamenti climatici, la sostenibilità, le disparità di genere, il nostro posto nell’universo.

Alcuni artisti, non soddisfatti di creare lavori grandi, hanno trasformato interi padiglioni in opera d’arte. È il caso di Simone Leigh che ha ricoperto di paglia l’esterno del padiglione americano, tanto da renderlo irriconoscibile e provocare qualche perplessità nei visitatori, di fronte a una costruzione che richiama i padiglioni del Cameroon e del Congo Belga all’Esposizione Coloniale di Parigi del 1931.

Gli artisti ci consegnano oggetti, dipinti, sculture, installazioni capaci di indicare una nuova chiave di lettura, tra il reale e l’onirico, ampliando i confini della nostra percezione. La tecnologia, con il suo potere invasivo, ha modificato il rapporto con gli altri umani e con altre specie. La genetica e la medicina prospettano nuove possibili soggettività. L’arte è la sola che può rappresentare un momento di sintesi, in quanto ricostruisce ciò che le altre discipline hanno frammentato e indica una nuova strada di pensiero. Sarà possibile visitare la mostra fino a domenica 27 novembre.

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