La grande Muraglia
Federico Pirro | 30 May 2016

Nel 221 a.C. fu posta la prima pietra, come si direbbe oggi, per un’opera che con il Colosseo si contende il primato mondiale dei beni culturali: la Muraglia cinese, divenuta nel tempo lunga più di 22mila chilometri. Ciclopica nelle sue caratteristiche, venne realizzata collegando le fortificazioni già esistenti e dare sicurezza all’impero, impedendo le periodiche   invasioni che giungevano dai popoli confinanti, prevalentemente dai mongoli.

La vicenda della Muraglia, la cui denominazione in lingua è Chang Cheng ovvero le “lunghe mura”, è di grande interesse in questi nostri tempi che vedono l’Europa lontana da una linea precisa nel fronteggiare il problema, certo non facile, delle migrazioni. Ci sono Paesi che ritengono sia sufficiente erigere cortine d’ogni genere, dal filo spinato al cemento, per bloccare queste correnti umane, fatte di dolore e miseria.

Ecco l’attualità della Muraglia, della sua storia, come risposta tra le più efficaci sull’impossibilità di arrestare un fenomeno che ha motivazioni largamente superiori alle difficoltà di un qualunque ostacolo, pure se imponente come il baluardo cinese che nei secoli ogni imperatore si adoperò perché coprisse tutti interi i confini. Periodicamente bisognava intervenire per ricostruire i tratti che invasori avevano distrutto per occupare nuovi territori, impossessarsene o attraversarli per giungere altrove. Insomma quelle tonnellate di pietre che si vuole sia l’unico manufatto visibile dallo spazio, non riuscivano a bloccare il corso dell’umanità, da sempre inarrestabile.

Nel XIV secolo la nuova dinastia Ming avviò un’opera di ristrutturazione, a riprova dei tanti danni provocati dalle incursioni. Duecento anni dopo i Mancesi, popolo della Manciuria, tranquillamente oltrepassarono la Muraglia e s’impadroniscono di Pechino, avviando così la conquista dell’intera Cina, dimostrando in via definitiva come quei 22mila chilometri fossero militarmente inutili. Ora sono museo all’aperto.

A riprova di una diversa intelligenza, Roma non intese mai realizzare confini ritenuti invalicabili. Al contrario, sui territori conquistati veniva avviata un’intelligente opera di integrazione basata sulla concessione della cittadinanza, perché nessuno si sentisse straniero, ma ognuno fosse partecipe di una vicenda storica e la vivesse come propria. Stiamo parlando di diversi secoli fa ma, oggi, per alcuni popoli e loro governanti stiamo al 221 a.C. quando il fondatore dell’impero cinese, Qin Shi Huangdi pensava di fermare la Storia con lungo mucchio di pietre.

Foto: @ Arian Zwegers (CC BY 2.0)

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