“La vidua! La vidue?” Il grido allarmato riecheggiò, squarciando il silenzio ovattato e accidioso di una mattina d’agosto del 1991, circa mille anni dopo il primo avvistamento – “liberatorio” dall’incubo asfissiante dell’assedio musulmano – della potente flotta veneziana al comando del doge della Serenissima Pietro Orseolo II. Questa volta, però, la speranza non albergava tra lo sconforto “a riva” di una città mortificata dall’assedio arabo. Questa volta, la speranza avanzava lenta e inesorabile, vestendo i panni della disperazione e soffocata nel vocio brulicante di una sorta di gigantesco “favo galleggiante”, a bordo di una vecchia nave dal nome glorioso di una delle più antiche capitali albanesi: Valona – Vlora. In questa ciclicità dei corsi e ricorsi storici, che nella millenaria tradizione africana è rappresentata e vissuta nel cosiddetto “Cerchio della vita”, nonché nel contesto temporale di una Bari culturalmente “contaminata”, che in quegli anni è ancor più capoluogo vivace di transito e di frontiera, si dipana l’arazzo letterario e multietnico di Silvia Rizzello:“Riso fori sede” – Kurumuni Edizioni, 2016. Lo spaccato di una città sul mare e non di mare, che ha poco in comune con Marsiglia, Valencia o Genova, ma molto invece con Atene, con Istanbul o con la più lontana Los Angeles. Un quartiere antico, in cui ancora oggi, ogni domenica mattina, è possibile vivere un’emozione devozionale caleidoscopica: pellegrinando tra le diverse chiese di Bari Vecchia concesse – dalla Diocesi Arcivescovile – alle diverse comunità estere, che vi celebrano i loro variopinti e tipici riti religiosi e liturgie.
Un crocevia dove riso e sorriso da sempre sono il lievito per processi di integrazione e di rivisitazioni conviviali innovative: dalla “paella” e “cous cous” riproposte in versione levantina nel famoso “riso patate e cozze” o nella meno conosciuta“semola battuta” (paragonabile anche a una sorta di “polenta meridiana”), ai giocatori in coppia di “taula” o “backgammon” che si moltiplicano sulle panchine improvvisate dei giochi a carte (tresette, briscola, scopone o quintino a perdere)con l’immancabile bottiglia di “Peroncino”.
