Politica: Taranto, e l’Italia, possono fare a meno dei telepredicatori
Silvano Trevisani | 29 June 2017

“Le donne e gli uomini soli al comando” per ora sono bypassati. E se questo fenomeno era scoppiato a Taranto, 25 anni fa, proprio Taranto vede approdare alla poltrona di sindaco, finalmente, un “signor nessuno”

Gentiloni! Omen nomen? Lo strano caso di un politico del terzo millennio arrivato al vertice dell’amministrazione pubblica senza l’ormai scontato repertorio di paillette, senza aver calpestato le platee dei talk show e condiviso i plastici delle case degli orrori, commentato/partecipato ai bunga bunga, ospitato premier stranieri per i fine settimana. Senza aver riciclato, a quel che se ne sa, amanti o genitori scomodi. Senza aver preannunciato grandi riforme che avrebbero cambiato l’Italia. (Che tanto non cambierà mai). L’unica concessione immaginifica è quella scriminatura centrale da speaker della Rai, che vorrebbe dagli un tono meno formale e più à la page, ma della quale si potrebbe fare a meno.
Come abbiamo vissuto bene senza conoscere mai le mogli di Andreotti, Zanone, Nenni, Longo, Paietta, che non dovevano consolare pubblicamente i mariti dopo le batoste elettorali o accompagnarli all’aeroporto per aiutarli a salire gli scalini! Che non avevano bisogno di amanti per far levitare l’audience! vezzo tutto italiano in controtendenza con quanto avviene nel resto del mondo, dove invece un’amante più far crollare un governo!
Non ci sfiora neanche l’idea (ma solo in questa circostanza!) di abbozzare un giudizio politico su un presidente del Consiglio comunque sufficientemente eterodiretto, sicuramente eterofrenato, impegnato in un inevitabile equilibrismo euro-popolare. Però sicuramente Gentiloni non sta facendo peggio di Renzi e questo, lo so, non è di per sé un grande merito, a meno che non si consideri che Renzi ora non è un suo grande tifoso e che gli ha dovuto concedere una “scadenza naturale” suo malgrado. Ma vi immaginate che succederebbe all’Italia se d’ora in avanti nelle prime serate televisive ritrovassimo normalmente le ballerine (a proposito! ma la Rai che ne ha fatto, le ha deportate?), il teatro, i telequiz, superquark e i servizi giornalistici e non più i politici a predicare, scazzottare, insultarsi in un eterno show elettorale? Se Grillo tornasse a farci ridere per le battute e non per gli insulti ai giornalisti? Se si tornasse a parlare di argomenti politici invece che degli affari delle lobbies? Beh! Forse ora stiamo esagerando. Ma consentitemi, piuttosto, un parallelo con un microcosmo che ha avuto, negli ultimi tre decenni, un ruolo di anticipazione sconcertante rispetto al quello che accadeva in Italia. Mi riferisco al Municipio di Taranto, dal quale è partita storicamente l’onda dei telepredicatori diventati politici di riferimento, sulla scia di Quarto e Quinto potere, da Orson Welles a Sydney Lumet, e guaritori della politica. Santoni che attraverso un processo di personalizzazione assumevano il ruolo di “un uomo solo al comando”. Fu Cito, il cui partito ha ancora il nome del suo canale televisivo, l’apripista della telepredicazione: fenomeno studiato dagli uomini di Mediaset e, checché se ne dica, imitato con successo. Da allora in poi, per circa 5 lustri, il totalitarismo personalistico ha dominato in riva allo Ionio: prima con Cito e i suoi gli uomini, poi col berlusconismo, rappresentato da Rossana Di Bello, onnipotente primadonna tarantina incappata nel dissesto, infine con una via di mezzo tra i due fenomeni precedenti, ma marcata da una vaga e imprecisata sinistra, vale a dire il medico sindaco Stefano, il cui decennio andrebbe studiato da vari punti di vista, oltre che politico anche socioantropologico e sanitario, e il cui addio è stato salutato con un tale sollievo dalla città che il candidato da lui proposto come successore alla poltrona di sindaco non è arrivato al 3%!
Dopo circa 25 di questo andazzo, sembra tornata la normalità, volendo semplicemente dire che il nuovo sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, non vantava assolutamente un patrimonio di immagine o di potere come i suoi predecessori essendo pressoché sconosciuto: un “signor nessuno” come egli stesso, con orgoglio, si è definito.
Ebbene, anche in Italia, dopo una lunga scia di grandi “guaritori”, tra cui annoveriamo soprattutto Berlusconi, Monti e Renzi, scelti dal pubblico o da un su autorevole rappresentante (non escluderemmo da questo novero neppure Napolitano!), che si sono fatti largo a forza di sgomitate mediatiche, intervallate da brevi e detestatissimi paragrafi (che c’entrava Prodi in quella congerie?), si vive una parentesi di normalità: ecco apparire sullo scranno del presidente del Consiglio un certo Paolo Gentiloni. Il cui volume di voce non supera mai i 10 decibel. Che finora non ha mai detto neppure un “vaffan…” o anche un semplice “caz….”. O magari lo ha detto e si è perso per l’etere. E se batte i pugni sul tavolo con la Merkel rischia di fratturarseli. Lui non era uno sconosciuto come il neosindaco di Taranto, ma sicuramente un anno fa le sue quotazioni come candidato premier sarebbero state più basse di quelle di Ranieri come vincitore del campionato inglese col Leicester, e invece ha scongiurato, col suo andamento lento, altre opzioni, come quella Franceschini che, mi sia consentito, avrebbe gettato nello sconforto chi scrive questa nota avendi seguito, ad esempio, la sua gestione delle soprintendenze. Qualcuno mi suggerisce di inserire anche Bari sull’asse Taranto-Roma, con un’occhiata alla Regione Puglia. Ma passo volentieri ad altri questo ingrato compito.

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