Hanno un nome: hater (odiatori). “Ragazze disinibite”, “Ragazze porche”, “Sesso, droga e pastorizia”, sono gruppi Facebook dove si trovano post che inneggiano alla violenza e a volte alla pedofilia. E poi la nuova moda su youtube. Uno sfogatoio per frustrati, per i quali qualsiasi ragazza è una preda
Esiste un sotto bosco fatto di misoginia, intolleranza e violenza verbale. Le donne sono, spesso, le vittime prescelte e bersagli prediletti di professionisti dell’odio: hater (odiatori). I social network rappresentano un territorio fertile per tutti coloro che hanno voglia di sfogare il loro lato 
Nel sistema democratico di internet chiunque può scrivere o pubblicare qualcosa, una meravigliosa macchina che genera opportunità e spesso fa nascere talenti, ma che allo stesso tempo permette a chiunque di poter etichettare qualsiasi persona con aggettivi più disparati. La lapidazione online avviene spesso in maniera subdola e sleale. All’interno di molti gruppi segreti presenti su Facebook, formati per la maggior parte da uomini, vengono pubblicate foto rubate a ignare ragazze, in alcuni casi anche parenti, amiche o fidanzate dei componenti del gruppo, e apostrofate con pesanti commenti volgari sul loro aspetto che istigano anche allo stupro.
«Le piattaforme web non aiutano contro la violenza verbale», con queste parole la presidente della Camera, Laura Boldrini, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne del 2016
L’atleta paralimpionica Bebe Vio, ha denunciato durante una trasmissione televisiva le offese a carattere sessuale ricevute su Facebook da “Hater” (ndr letteralmente chi odia, utenti che avvelenano le discussioni con i loro commenti improntati a un odio violento e immotivato). La cultura delle immagini e della perfezione nell’apparire sembra essere alla base di questo fenomeno. I nativi digitali ritengono normale e non denigratorio offendere sul web le loro amiche come è risultato da una ricerca condotta dall’Università la Sapienza di Roma. Secondo questi ragazzi tale violenza non è paragonabile a quella fisica. “Ragazze disinibite” che conta 26 mila utenti, “Ragazze porche”, “Sesso, droga e pastorizia”, sono invece gruppi dove in molti post dilagano commenti ad alto tasso erotico e dove utilizzare parole molto pesanti sembra essere una pratica normale per “corteggiare” una ragazza. Gli utenti del gruppo danno sfogo alle loro fantasie più basse utilizzando il web come una chat privata erotica, visibile a qualsiasi persona, anche adolescenti e bambini.
Tra i casi di violenza verbale gratuita impossibile non ricordare quello di Tiziana Cantone, una ragazza di 31 anni la cui dignità è stata violata con la diffusione sul web di una se
“La bombi o la passi” è l’ultima moda dei youtubers (ndr. ragazzi diventati star di youtube) e consiste in una serie di video dove due o più ragazzi giudicano delle ragazze, spesso star del web. Il metro di giudizio è la bellezza e la prestanza fisica e l’oggetto della disquisizione è se decidere di passare ad un’altra o letteralmente “bombarla”. Un fenomeno che non sembra essere passato inosservato alla giustizia. La Cassazione con una sentenza del 2015 ha riconosciuto “diffamazione aggravata”, paragonabile a quella per mezzo stampa, la pubblicazione e diffusione di messaggi offensivi attraverso Facebook. Chissà se così i leoni da tastiera saranno finalmente messi in gabbia.