Conversazione a Molenbeek

Ha suscitato un vespaio di polemiche il libro Conversazione a Molenbeek, dell’italiana Annalisa Gadaleta (al centro nella foto), dal 2012 assessore verde all’istruzione pubblica e alle politiche ambientali del quartiere di Bruxelles diventato famoso dopo gli attentati jihadisti in Francia. Il volume, una conversazione con il sociologo italiano Leonardo Palmisano, fa un’analisi senza sconti della difficile realtà del quartiere e del suo «ripiegamento identitario e fondamentalista». Una situazione, si legge, in cui la «sinistra ideologizzata» ha avuto la sua parte di responsabilità con la sua «tendenza omertosa a non parlare degli aspetti culturali per non scivolare nel campo dell’estrema destra». Un riflesso a quanto pare ancora forte, dato che l’accoglienza riservata al libro è stata piuttosto aggressiva.

«Caricaturale», «stigmatizzante», «maldestro» sono gli aggettivi più gentili su alcuni media belgi. E anche all’interno del suo partito non sono mancate tensioni e accuse. Nel mirino, alcuni passaggi del libro come quella in cui Gadaleta descrive la tendenza degli uomini marocchini di sposarsi con donne fatte arrivare dal Paese d’origine, a suo parere per poter esercitare un maggior controllo su di loro rispetto alle donne nate in Belgio. «Cliché razzisti e islamofobi» secondo il capogruppo socialista in consiglio comunale Jamal Ikazban. Gadaleta si è difesa su Facebook: «Non possiamo negare che c’è un problema di ripiegamento identitario. Per dare risposte giuste ai problemi di Molenbeek, serve una diagnosi onesta e senza tabù anche se dolorosa».

Il piccolo comune di Molenbeek-Saint-Jean, nell’hinterland di Bruxelles, è finito sotto i riflettori di tutti i media del mondo come il quartiere da cui provenivano quasi tutti i terroristi arabi che hanno colpito a Parigi nel 2015 e in Belgio nel 2016. Nella popolazione c’è una fortissima presenza musulmana: circa il 40% degli abitanti.

Link all’articolo originale de: Il Messaggero